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Località San Rocco 28/29
Piombino - LIVORNO
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Loc. Bandita
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"Il Lupinaio"
Via Aiaccia 78/A
Stagno - LIVORNO
www.lupinaio.com

   
 

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"Campo di Carlo"
Via Campagna nord, 62
Sassetta - LIVORNO
www.campodicarlo.it

   
   
   

Livorno (155.986 abitanti circa) è una città della Toscana, capoluogo della provincia omonima.

È uno dei più importanti porti della costa del mar Ligure, sia come scalo commerciale che turistico e, tra tutte le città toscane, la più giovane.

STORIA

Gli inizi

Livorno nasce come piccolo villaggio di pescatori, posizionato sulla costa del Mar Ligure, in una cala naturale, a pochi chilometri a sud della foce dell'Arno e da Pisa. Il toponimo è attestato per la prima volta nel 904 come Livorna e probabilmente deriva da un nome di persona romano di origine etrusca (Liburnius, Leburnius, Leburna). Secondo altre ipotesi deriverebbe invece dal latino liburna (nave veloce da guerra) o dal nome del popolo illirico dei Liburni.

Mentre le consorelle toscane, Firenze, Lucca, Pisa vivono stagioni di grande vivacità artistica, culturale e commerciale, Livorno rimane ai margini della storia. L'evento che muterà in maniera definitiva ed irreversibile il destino del piccolo villaggio, è l'insabbiamento naturale e progressivo dell'antico Porto Pisano, già noto agli Etruschi ed ai Romani, unico sbocco al mare della Repubblica di Pisa. L'ubicazione presunta è stata identificata tra S. Stefano ai lupi e Calambrone, vari ritrovamenti anche casuali hanno dedotto che dove ora sorge lo stabilimento ex-Stanic e ai bordi dell'attuale via Aurelia ci fosse un notevole sviluppo urbanistico, purtroppo la cementificazione disinvolta e la negligenza delle proprietà ha permesso di insabbiare una seconda volta un porto famoso di quell'epoca usato e menzionato (con tanto di carta topografica della zona) fino ai tempi di Leonardo da Vinci. Questo evento naturale costrinse i Pisani a cercare una valida alternativa su cui puntare per la continuazione dei loro scambi e traffici marittimi. Il piccolo attracco venne fortificato e attrezzato. Agli inizi del XIV secolo la Repubblica di Pisa vi edificò il faro (il Fanale) e verso la fine dello stesso secolo furono innalzate delle mura tutto intorno all'abitato. Lo sviluppo del porto desterà grande interesse nei genovesi, oltre che nei fiorentini. Furono comunque questi ultimi che, al tramontare della Repubblica Pisana, dopo un passaggio di mano tra genovesi e francesi, riuscirono ad accaparrarsi il fiorente scalo marittimo, il loro agognato sbocco al mare, per la cifra finale di 100.000 fiorini d'oro. Era il 1421.

Livorno ed i Medici

Bisognerà aspettare il 1500 e l'avvento dei Medici, Granduchi di Toscana, per assistere all' esplosione demografica e commerciale di Livorno. I Medici, a cominciare da Cosimo I, primo Granduca di Toscana, riuscirono a fare di Livorno uno dei più grandi porti del Mediterraneo: fu costruito un doppio molo, un canale navigabile (Canale dei navicelli) tra Pisa e Livorno, istituirono l'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, la cui flotta aveva base nel porto di Livorno, e per mano del figlio primogenito di Cosimo, Francesco I, fu assegnato l'incarico a noti architetti ed artisti dell'epoca, come Bernardo Buontalenti, Alessandro Pieroni e Giovanni de' Medici, di progettare la pianta della nuova città. La nuova città doveva essere la "città ideale", da disegnare con squadra e compasso e definire nei minimi particolari. Il risultato è una splendida città, con quartieri, piazze e strade progettate con grande senso dell'urbanistica, ma anche una città-fortezza, di pianta pentagonale, circondata da mura imponenti, baluardi e fortificazioni alla moderna, che dovevano servire a proteggerla dall'assalto delle navi pirata dei Mori e Saraceni, in quei tempi protagonisti di frequenti scorrerie ed incursioni lungo le coste del Tirreno e del Mediterraneo in generale. Ma quello che segnò definitivamente il destino di Livorno fu la sua proclamazione come porto franco e l'emanazione delle cosìddette "Leggi Livornine".

Le leggi livornine

Il 1587 vede il succedersi alla massima carica granducale, dell'altro figlio di Cosimo I, Ferdinando I, fratello di Francesco I. A Ferdinando si deve la proclamazione di Livorno come porto franco. Gli scambi commerciali subirono un aumento vertiginoso. Tra il 1590 ed il 1603 furono poi emanate le "Leggi Livornine" o "Costituzione Livornina". Queste leggi prevedevano la concessione di immunità, privilegi ed esenzioni ai mercanti, di qualsiasi provenienza, ma non solo. Le leggi garantivano anche e soprattutto libertà di culto e di professione religiosa e politica. Chiunque fosse stato ritenuto colpevole di qualsiasi reato (con alcune eccezioni, tra le quali l'assassinio e la falsa moneta) aveva garantita libertà di accesso alla Terra di Livorno. Di seguito l'incipit della 'livornina' proclamata da Ferdinando I, Granduca di Toscana, il 30 luglio 1591:

"...A tutti voi, mercanti di qualsivoglia nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri [...] concediamo [...] reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire, stare, trafficare, passare e abitare con le famiglie e, senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno..."

Queste leggi daranno a Livorno, nel tempo, le caratteristiche di città cosmopolita, tollerante, multirazziale e multireligiosa. A chiunque sarà consentito professare il proprio culto e molte saranno le chiese e cimiteri costruite dagli appartenenti alle varie comunità religiose e straniere: ebrei, armeni, greci, olandesi.

Dal 1700 al 1800, i Lorena

Giovanni Gastone (o Gian Gastone) è l'ultimo rappresentante della dinastia dei Medici, dopo Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. Corre l'anno 1737 e Livorno, a cui era stato conferito il titolo di Città agli inizi del 1600, supera i 30.000 abitanti. La città vede insediarsi, al posto dei Medici, la famiglia dei Lorena, famiglia dai forti legami con i reali d'Austria, gli Asburgo.

Il primo rappresentante dei Lorena ad assumere il titolo di Granduca di Toscana, è Francesco II, marito di Maria Teresa, figlia di Carlo VI, che nel 1745 divenne Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero. Francesco II delegherà un Consiglio di Reggenza in sua vece, con sede a Firenze.
Durante questo periodo la città vive un momento di ulteriore espansione, questa volta oltre il perimetro portuale e la zona costiera. La città si allarga, si allontana gradualmente dalle fortificazioni difensive, verso la periferia. In questo periodo si assiste ad una notevole ripresa del commercio, delle arti in genere e dell'editoria che trovano terreno fertile nel diffuso clima di tolleranza della città: qui vengono pubblicati Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (nel 1764, in forma anonima) e, nel 1770, il primo volume della copia italiana dell' "Encyclopédie ou Dictionnaire raisonnè des Sciences, des Arts et des Mètieres" di Diderot e D'Alembert, in una stamperia ricavata dal vecchio bagno dei forzati.

Nel 1765, Pietro Leopoldo succede a Francesco, dopo la morte di quest'ultimo. Egli volle continuare il progetto urbanistico della città del suo predecessore e seppe dare un nuovo impulso, un respiro un po' più ampio alle attività locali, agganciandole all'economia della regione.

Una delle novità legislative in assoluto più significative e all'avanguardia per l'epoca fu l'abolizione della pena di morte, nel 1786.

Nel 1790 Pietro Leopoldo viene incoronato Imperatore e sarà di nuovo un consiglio di reggenza a governare la Toscana. A Livorno, intanto, prende il potere Ferdinando III, e fu durante il suo periodo che la città subì l' occupazione dei Francesi (capeggiati da Napoleone Bonaparte, nel 1796), degli Spagnoli e degli Inglesi.

Nel 1849, durante i moti che cacciano il Granduca Leopoldo II, Livorno si proclama repubblica autonoma, ed è l'ultima città toscana a capitolare contro gli austriaci che restaurano il Granducato.

Lo stesso Leopoldo sarà costretto ad abbandonare il trono nel 1859. Così finisce l'epoca dei Granduchi di Toscana: dal 1860 la storia di Livorno segue di pari passo quella del resto d'Italia, dalla proclamazione dell'unità in poi. Nel 1865, la città perderà le franchigie doganali e cesserà di essere porto franco. Questa deliberazione provocherà un drastico calo nelle attività commerciali e nei traffici marittimi, ma la nascita e lo sviluppo del Cantiere Navale Orlando, da lì ad un paio di decenni, farà cambiar volto alla città e vi farà affluire nuove risorse, trasformandola in un centro industriale.

L'Accademia navale

Un evento di fondamentale importanza per il futuro della città fu la nascita dell'Accademia Navale, il 6 novembre 1881. L'Accademia, istituto per la formazione degli Ufficiali della Marina Militare Italiana, fu fondata in seguito alla fusione delle Scuole della Marina sarda con sede a Genova e della Marina borbonica con sede a Napoli, ad opera dell'ingegnere navale Benedetto Brin, più volte Ministro della Marina il cui busto troneggia nella piazza antistante l'Accademia con il volto girato verso la stessa. Nella scuola furono così costruiti alloggi per gli allievi, aule e, per consentire la pratica della vela anche sulla terraferma, fu interrata un'imbarcazione nel cortile interno dell'istituto per insegnare i rudimenti della velatura ed effettuare esercitazioni sull'alberatura. Sono presenti anche spazi aperti attrezzati per gli esercizi fisici e la pratica sportiva. Il simbolo dell'Accademia, che negli anni ha mantenuto un intatto prestigio, è il magnifico veliero, e nave scuola per gli ufficiali, la "Amerigo Vespucci".

Il Novecento e la Seconda guerra mondiale

Gli inizi del XX secolo vedono un fiorire di progetti di notevole valore architettonico ed urbanistico: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, alla funicolare per il Santuario di Montenero, alla nuova stazione ferroviaria. Verranno inaugurati nuovi teatri e rinnovato l'intero assetto del centro storico.

Il 21 gennaio 1921 nasce a Livorno il Partito Comunista Italiano (PCI), come Partito Comunista d'Italia, dalla scissione della corrente di estrema sinistra del Partito Socialista Italiano, guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, che abbandonò la sala del Teatro Goldoni, dove si svolgeva il XVII Congresso socialista, convocando un congresso costitutivo presso il Teatro San Marco.

Nel 1936 verrà anche costituita la società ANIC (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), che darà, col suo complesso petrolchimico, una maggiore caratterizzazione industriale alla città.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale sarà l'evento che cambierà per sempre e definitivamente l'aspetto di Livorno. Il 28 maggio 1943 la città subì il primo di una lunghissima serie di bombardamenti (oltre 100). I "B-17" delle forze alleate rovesciarono tonnellate di esplosivo sull'intero territorio cittadino. I bersagli di interesse strategico (la raffineria ANIC, oggi ENI, le acciaierie 'Motofides', il porto) furono distrutti, ma anche gran parte dell'abitato, siti di interesse artistico e storico come il Duomo, la Sinagoga Ebraica (seconda in Europa, per dimensioni e valore artistico, solo a quella di Amsterdam), il Teatro San Marco, l'intero centro storico e tutto l'impianto cinquecentesco della città, subirono terrificanti devastazioni, che provocarono centinaia di morti.

MONUMENTI E ARCHITETTURA

Il Monumento ai Quattro Mori:

E' uno dei simboli di Livorno. È composto dalla statua del granduca Ferdinando I de' Medici e da quattro statue di bronzo che raffigurano dei pirati in catene. Il monumento fu commissionato per celebrare le gesta dei Cavalieri di Santo Stefano, che affrontarono l'impresa di difendere le coste dalla minaccia dei pirati saraceni. La statua (1595) è opera dello scultore Giovanni Bandini, mentre il gruppo bronzeo dei Quattro Mori (1623 - 1626) è opera di Pietro Tacca.
Il monumento fu anche criticato perché ritenuto a sfondo razzista. Fu invece bersaglio di una interpretazione sbagliata, infatti il monumento non disprezzava i mori come razza ma i pirati: era infatti un "cartello di avvertimento" per quest'ultimi, per far capire loro cosa succedeva nella città di Livorno. Non per niente durante la seconda guerra mondiale i 4 mori furono messi al riparo dai bombardamenti portandoli al cisternino, mentre il granduca rimaneva solo ad affrontare le bombe, il che la dice lunga su chi fosse preferito in città.

 La Torre del Marzocco:

Torre ottagonale rivestita in marmo bianco (da cui il primo nome Torre Bianca), venato, con base a tronco di piramide alta 54 metri. Costruita tra il 1423 ed il 1439 da Lorenzo Ghiberti su progetto di Cosimo Il Vecchio (studi più recenti avanzano invece il nome di Leon Battista Alberti) ispirandosi alla famosa Torre dei venti di Atene. Gli otto spigoli corrispondono ai quattro venti dominanti ed ai quattro intermedi, i nomi dei quali sono stati incisi sui corrispondenti lati della torre. Le quattro armi fiorentine sono rappresentate da altrettanti scudi in marmo. Il nome della torre ha origine da quello che era uno degli emblemi raffigurati sugli stemmi della Repubblica Fiorentina, un leone rampante in rame (il Marzocco), che era rappresentato su una banderuola posta sulla cima della torre abbattuta da un fulmine nel 1737. All’interno, al pianterreno, si trova una cisterna di raccoglimento dell'acqua piovana, nella quale si raccoglieva l'acqua sospinta dal vento sulle pareti della torre, incanalata da una conduttura marmorea.

Il Cisternone:

È situato ai margini della città ottocentesca, lungo quello che fu il Viale degli Acquedotti (oggi Viale Carducci). Questo monumentale serbatoio, ancor oggi perfettamente funzionante, fu costruito tra il 1829 ed il 1842 su progetto di Pasquale Poccianti per potenziare l'approvvigionamento idrico della città. In stile neoclassico, presenta un elegante porticato composto da otto colonne d'ordine tuscanico. La facciata è sovrastata da una semicupola a cassettoni, sicuramente l'elemento più significativo dell'intero complesso e per il quale la critica più recente ha evidenziato analogie con le architetture visionarie di Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux.

 Il Cisternino di città:

Fu progettato da Pasquale Poccianti per rifornire d'acqua il centro cittadino, ma non entrò mai in funzione e oggi ospita la Casa della Cultura. L'architettura di questo edificio fu condizionata dal contesto urbanistico nel quale doveva andare ad inserirsi; infatti la cisterna avrebbe occupato un lotto lungo la Via Ferdinanda, l'attuale Via Grande, compreso tra la Porta a Pisa e il Fosso Reale. L'unica facciata visibile, risolta con un'abside di forma semicircolare, sarebbe stata solo quella verso ponente, ma la successiva demolizione delle fortificazioni e la realizzazione della Piazza dei Granduchi (attuale Piazza delle Repubblica) sopra il Fosso Reale, imposero a Poccianti di riprogettare i prospetti sulla Via Ferdinanda e sulla nuova piazza: pertanto, lungo l'asse stradale l'architetto impostò un massiccio basamento sormontato da un leggero portico d'ordine ionico, mentre verso la Piazza dei Granduchi, probabilmente vincolato dalla scarsità di fondi a disposizione, si limitò ad una semplice distribuzione delle aperture. Risparmiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, nel Dopoguerra il Cisternino fu quasi completamente isolato dalle costruzioni circostanti con la realizzazione di una nuova ed incongrua facciata verso nord. La vasca interna invece fu divisa a metà con la costruzione di un nuovo solaio.

Il Fanale dei Pisani:

Situato all'imboccatura del porto, è uno dei più vecchi d'Italia secondo solo alla Lanterna di Genova. Eretto nel 1304, è appoggiato su un basamento poligonale di 13 lati, dove fu istituito un lazzeretto; è costruito tutto in pietra a faccia vista presa dalle cave di San Giuliano. È costituito da due cilindri merlati quello inferiore più largo di quello superiore, ha 11 piani ed è alto 47 metri più la lanterna. È riuscito a superare indenne i secoli ma nel 1944, durante la ritirata delle truppe tedesche fu minato e quasi totalmente distrutto. Nel 1956 è stato ricostruito rispettando i disegni del 1304 e riutilizzando, al 90%, il vecchio materiale recuperato in mare. La sua "voce" è quattro lampi ogni 20 secondi e si può vedere da circa 24 miglia marine di distanza. Oggi è riconosciuto monumento nazionale.

  La Fortezza Vecchia:

E' oggi il monumento nel quale è possibile leggere l'intera storia cittadina. Nell'XI secolo Matilde di Canossa fece erigere una torre chiamata, appunto, il Mastio di Matilde (i cui resti possono essere osservati alla base di una torre cilindrica di epoca successiva identificata erroneamente come il Mastio di Matilde), a difesa e sorveglianza della costa, allora oggetto di frequentissime incursioni di pirati saraceni. Nel XIV secolo, ad opera di Francesco di Giovanni e Puccio di Landuccio, fu costruita una fortificazione di pianta quadrata attorno alla torre, la cosiddetta Quadratura dei Pisani, posta a sua difesa. Nel 1505, Antonio da Sangallo il Vecchio, su commissione del cardinale Giulio de' Medici (il futuro papa Clemente VII), progettò una nuova ed ulteriore fortificazione, che comprendesse al suo interno la Torre e la Quadratura. Terminata la progettazione, la direzione dei lavori, poi terminati nel 1534, fu lasciata a Nicola da Pietrasanta. La Fortezza ha una pianta pentagonale, possenti mura in laterizio ed è circondata, eccetto un lato che si presenta interrato, dai fossi medicei, i canali navigabili che attraversano parte del centro storico della città. Durante l'invasione napoleonica nel 1796 i bastioni vennero in gran parte ristrutturati dai soldati francesi, e vi furono inserite fenditure per le bocche da fuoco. La Fortezza fu gravemente danneggiata in seguito ai bombardamenti del 1943 ed i lavori di restauro si sono protratti per anni. Non fu però la guerra a provocare una grossa crepa in un lato che dà sulla città (visibile nella foto a destra), vicino al terminal crociere fu ormeggiata una nave della Regia Marina Italiana che per motivi sconosciuti esplose, provocando così lo squarcio. Attualmente la struttura della fortezza è in pericolo di crollo a causa di questo danneggiamento, questa situazione preoccupa non poco gli organi posti a salvaguardarla.

La Fortezza Nuova:

Fu costruita su progetto di Bernardo Buontalenti e Don Giovanni de' Medici, tra il 1590 e l' inizio del 1600. Fortificazione dagli imponenti spalti in pietra e mattoni, di pianta poligonale, vi si accede tramite un ponte posto sugli Scali della Fortezza Nuova, o Scali delle Pietre. Uno dei bastioni ( Bastione di Santa Barbara) fu demolito per far posto al quartiere chiamato Venezia Nuova. Fino alla fine della seconda guerra mondiale la Fortezza venne usata per scopi militari. Alla fine della guerra fu utilizzata, invece, come centro di raccolta di materiale e di macerie in seguito alla lunga e faticosa ricostruzione degli edifici e delle strade del centro storico. Dopo il terremoto del 1950 vi furono poi insediati alloggi prefabbricati per i senzatetto. Il restauro fu completato nel 1972 e la parte superiore è da allora adibita a spazio verde pubblico oltre che sede di eventi e manifestazioni.

La Terrazza Mascagni:

E' un belvedere sul mare costituito da una balaustra composta da 4.100 colonnine in marmo ed una pavimentazione di 34.800 piastrelle a mosaico che occupano una superficie di 8.700 metri quadrati. Nel luogo dove adesso si estende la Terrazza, sorgeva un tempo il Forte dei Cavalleggeri, postazione a difesa della costa. All'inizio del XX secolo alla fortificazione fu sostituito un parco dei divertimenti. Proprio qui, nel 1896, furono effettuate delle proiezioni cinematografiche, tra le prime in assoluto in Italia. Nel 1925 ebbe poi inizio la costruzione della Terrazza, che fu completata nel 1928 e ampliata dopo la seconda guerra mondiale. Fino al 1943 fu chiamata Terrazza Ciano. Nel 1935 venne poi aggiunto il Gazebo, utilizzato per le rappresentazioni musicali. Il Gazebo, distrutto dai bombardamenti, è stato di recente interamente ricostruito, contestualmente alle opere di restauro della terrazza alle quali ne sono seguite altre di risistemazione delle zone limitrofe. La terrazza, nel suo insieme, nonostante le circostanze ed il periodo in cui fu progettata, si può dire non abbia in alcun modo risentito delle influenze dell'architettura tipicamente fascista, richiamandosi piuttosto a quello stile Liberty al quale sono improntati gran parte del lungomare e dei quartieri residenziali della città. Nello spiazzo antistante sorge l'edificio che ospita l'Acquario Comunale, attualmente in fase di sofferto ampliamento.

Il Mausoleo di Ciano:

Non è un vero e proprio un monumento; non può essere dichiarato di interesse turistico, almeno non oggi, infatti è lasciato al degrado, si tratta solo di una struttura che in epoca fascista doveva ospitare la tomba del gerarca Costanzo Ciano, ma che poi con la fine del regime è stato abbandonato al fato. Il monumento a Ciano è una torre incompiuta alta circa 17 m e fatta di granito grossolanamente lavorato, nel progetto era compresa una statua (anch'essa in granito), di Ciano alta 13 metri e un grosso faro a forma di fascio littorio che con la sua imponenza doveva accentuare la magnificenza del mausoleo che Benito Mussolini commissionò per il consuocero nella città natale di quest'ultimo. Attualmente la statua giace sull'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago della Maddalena, in Sardegna. Al centro del monumento si apre un portone di 5 m circa che porta in un brevissimo corridoio (3 metri circa) affiancato a destra da dei gradini in marmo bianco, che formavano una struttura a chiocciola. Ormai di questi gradini (che portano dalla base fino all'attuale sommità del monumento) si possono vedere solo dei resti, infatti tutti i gradini sono stati rotti, unica testimonianza rimasta sono dei pezzi murati ai lati del vano scale. A destra del corridoio si apre probabilmente il vano dell'ascensore. Anch'esso porta dalla base fino alla sommità. Il vano dell'ascensore presenta una semicirconferenza dalla parte dell'entrata oltre alla forma parallelepipeda che di solito hanno gli ascensori. Poco prima (1-1,5 m circa) dell'attuale cima del monumento, è presente uno stretto corridoio sormontato da una piccola volta, giacente incompiuto che se percorso porta nel vuoto. Questo corridoio è presente nel vano delle scale e in quello dell'ascensore, attualmente questi due corridoi non hanno punti di intersezione. Frontalmente al portone d'ingresso è presente una volta alta quanto il monumento, al suo interno è possibile trovare delle colonne laterali e una massiccia infestazione da parte della vegetazione, tra cui anche un albero alto una decina di metri. Unico modo per arrivare in cima al monumento sono due scalinate (in pessimo stato e con alcuni gradini mancanti) esterne ai due lati del monumento. Il monumento viene utilizzato solo dalla Brigata Paracadutisti Folgore e dal Tuscania (carabinieri paracadutisti) per esercitazioni di discesa con la corda (infatti in cima alla volta e ai lati è possibile trovare degli occhielli di metallo in cui legare la corda, per calarsi nei vani dell'ascensore e delle scale e uno centrale per scendere frontalmente). Tuttavia le scalinate laterali sono una comoda via per arrivare nel bosco soprastante il monumento.Il monumento ormai in mano a writer armati di vernice spray, della magnificenza cui aspirarono gli ideatori, conserva solo il panorama, una veduta di Livorno affiancata dal mare con 3 isole dell'Arcipelago toscano (Capraia, Gorgona e l'Isola d'Elba) con la francese Corsica in lontananza.

VERNACOLO

Il vernacolo livornese è fondamentalmente una variante del toscano nord-occidentale (parlato anche nelle province di Pisa e Lucca), ma se ne discosta per certi tratti tipici della pronuncia, i più appariscenti dei quali sono alcune vocali molto aperte e la /k/ singola intervocalica che viene completamente elisa (e non soltanto aspirata, come accade nella maggior parte delle parlate toscane), mentre quella doppia rimane tale. Per esempio la frase "la mia casa" diviene la mi' 'asa, mentre invece la frase "vado a casa" rimane tale perché nella pronuncia italiana la "c" è raddoppiata (vado a ccasa); anche in una frase come "Il cane abbaia" la "c" rimane integra perché non è intervocalica.

Del tutto peculiare è anche la frequente interiezione "dé", da non confondere col "deh" esortativo italiano, ormai desueto. Al contrario, il "dé" livornese è praticamente onnipresente, e può assumere un vasto spettro di significati, spesso decodificabili solo mediante l'intonazione. Assieme al "dé" spesso troviamo il termine "boia", che viene usato come esclamazione ("Boiadé").

Inoltre, il lessico contiene tracce (vocaboli e locuzioni) di alcune delle numerose lingue parlate dalle comunità ospitate da Livorno attraverso i secoli: ad esempio talvolta i piedi vengono detti "le fètte" parafrasando alla buona il vocabolo inglese "feet", tale iterpretazione deriva dal periodo della Seconda Guerra Mondiale, in quanto i soldati americani presenti a livorno utilizzavano l'inglese per parlare con i livornesi, conoscendo solo poche parole di italiano. Ad esempio, per dire "Hai i piedi grandi" si può sentir dire "C'hai dù fètte paiono zattere".Va anche notata la presenza, in seno alla numerosa presenza ebraica, del bagitto, ormai però relegato ai pochi che ne conservano ricordo.

Altra particolarità, stavolta retorica, è l'uso di una forma di ironia che consiste nell'uso di locuzioni iperboliche con una determinata intonazione, per significare l'esatto opposto: ad esempio, "e sei parigino!", per intendere che l'interlocutore è tutt'altro che proveniente da Parigi (città dell'eleganza e del buon gusto per antonomasia).

Grande rappresentanza del vernacolo livornese viene data anche dal Vernacoliere, mensile di satira politica/sociale diretto da Mario Cardinali, che include varie rubriche di attualità, vignette, fumetti, posta dei lettori tutte (o quasi) rigorosamente in vernacolo livornese. Il mensile non solo è apprezzato e diffuso a livello locale, ma è seguito da appassionati del genere in tutta Italia.

LUOGHI DI CULTO

Santuario di Montenero

Il colle di Montenero è meta di pellegrinaggi dalla prima metà del XIV secolo: secondo la tradizione, nel 1345 la Madonna sarebbe apparsa ad un pastore storpio. L'attuale santuario ha un impianto fondamentalmente settecentesco, e raccoglie una pittoresca serie di ex-voto. La Madonna di Montenero è la patrona della Toscana.

Il Duomo

Dedicato a San Francesco, fu iniziato alla fine del Cinquecento su progetto di Alessandro Pieroni. Nel Settecento la primitiva pianta rettangolare fu trasformata in croce latina con l'aggiunta di due cappelle laterali. Pregevole l'originario soffitto ligneo intagliato, andato perduto nel corso dell'ultima guerra mondiale, a seguito della quasi totale distruzione della chiesa. Ricostruito nel Dopoguerra, è stato di nuovo consacrato al culto nel 1952.

Chiesa della Madonna

Si trova sulla via omonima. Costruita tra il 1607 e il 1611, all'interno conserva numerosi altari dedicati ai santi patroni delle nazioni stranieri presenti a Livorno.

Chiesa di S. Maria del Soccorso

Fu costruita su progetto di Gaetano Gherardi a seguito della violenta epidemia di colera che nel 1835 causò oltre mille morti in città. Si tratta della più grande chiesa di Livorno (90 metri di lunghezza): la facciata è caratterizzata da tre finestre semicircolari, mentre l'interno è suddiviso in tre navate, con una piccola calotta al transetto.

Chiesa S.Andrea

E' situata sulla piazza del Cisternone e fu costruita nella prima metà dell'Ottocento su progetto di Gaetano Gherardi.La chiesa sorge dove fino ai primi anni del XIX secolo si trovava un'area cimiteriale, successivamente trasformata in seminario. L'agile campanile che si innalza sul fianco dell'edificio è alto quasi 50 metri.

La Sinagoga Ebraica

L'antica sinagoga seicentesca, una della più grandi d'Europa, venne gravemente danneggiata nel corso dell'ultima guerra mondiale. Per volontà della comunità ebraica, che vedeva nella ricostruzione del tempio un segno di ritrovata vitalità dopo i drammi della guerra, fu deciso di abbattere gli antichi resti e di costruire una nuova sinagoga, il cui progetto fu affidato all'architetto Angelo Di Castro. L'attuale tempio è stato inaugurato nel 1962 e nelle sue forme architettoniche richiama la Grande Tenda nella quale veniva custodita l'Arca dell'Alleanza. All'interno sono conservati antichi arredi sopravissuti alle distruzioni belliche.

Chiesa S.Giulia

Questa piccola chiesa seicentesca si trova nei pressi del Duomo. L'interno, restaurato dopo i danni riportati nell'ultimo conflitto bellico, è costituito da una piccola sala a pianta rettangolare coperta da un soffitto ligneo intagliato. Adiacente si trova l'oratorio di San Ranieri, fondato nel 1696 sul terreno del cimitero di Santa Giulia e riccamente affrescato.

Chiesa S.Giovanni

Fu realizzata da Francesco Cantagallina nel XVII secolo su una struttura preesistente di origini remote. Presenta una pianta rettangola coperta da un soffitto a volta nel quale si sono conservate parte delle decorazioni settecentesche.

Chiesa di San Jacopo in Acquaviva

Di origini millenarie, fu affidata nel Cinquecento alla comunità greca fino a quando questa non si trasferì nella nuova chiesa della SS.Annunziata in Via della Madonna. L'aspetto attuale risale alla fine dell'Ottocento quando fu dotata di una nuova facciata e di un campanile.

Chiesa S.Benedetto

Fu edificata nei primi anni dell'Ottocento su progetto di Gaspare Pampaloni e modificata successivamente. La facciata è ornata da un portico con otto colonne ioniche; l'interno a croce greca è impostato attorno a quattro grandi pilastri che sorreggono la calotta centrale. All'organo di questa chiesa si esercitò il giovane Pietro Mascagni.

Chiesa di San Ferdinando

Iniziata nel 1707 su progetto di Giovan Battista Foggini, fu conclusa nel 1716; in stile barocco, con una facciata incompleta, presenta una pianta a croce latina. Notevole il gruppo scultoreo conservato presso l'altare e opera di Giovanni Baratta, che rappresenta la liberazione degli schiavi. La chiesa era affidata all'ordine dei Trinitari.

Chiesa Valdese

In stile neogotico, fu costruita intorno alla metà dell'Ottocento su progetto dell'architetto Rumball di Edimburgo e fu sede, fino ai primi anni del Novecento della chiesa Presbiteriana Scozzese. Al fine di non turbare il clero cattolico, fu imposto al progettista di realizzare un edificio simile ad un palazzo, comprendente anche gli alloggi pastorali.

Chiesa del Luogo Pio

Questa piccola chiesa, dedicata all'Assunzione di Maria e San Giuseppe, un tempo faceva parte di un grande complesso edilizio, distrutto nel Dopoguerra, per il ricovero delle giovani orfane. La chiesa è in stile barocco e fu completata nel 1715 su progetto di Giovanni del Fantasia. Oggi è sconsacrata e aperta in occasione di mostre.

Chiesa Sacro Cuore (Salesiani)

Costruita negli anni Venti del Novecento nei pressi della Stazione Centrale, la chiesa si presenta come un edificio di gusto neogotico, con una sontuosa facciata alleggerita da un grande rosone centrale. L'interno è a tre navate.

Chiesa di Santa Caterina

Iniziata nel 1720 su progetto di Giovanni del Fantasia, fu consacrata nel 1755. A pianta ottagonale, la chiesa è caratterizzata da una grande cupola, alta 63 metri e ridotta all'aspetto di torrione a causa di problemi di natura statica. All'interno si possono ammirare gli affreschi ottocenteschi realizzati sull'intradosso della cupola; sull'altare maggiore notevole un dipinto ad olio del Vasari.

Chiesa Anglicana di San Giorgio

Ubicata presso l'antico cimitero inglese di Via Verdi, fu progettata da Angiolo della Valle e consacrata nel 1844. Di gusto neoclassico, presenta una facciata ornata da un portico sormontato da un frontone. Nel Dopoguerra è stata restaurata e consacrata al culto cattolico.

Chiesa Olandese Alemanna

Ubicata lungo il Fosso Reale, fu costruita in stile neogotico tra il 1862 e il 1864 su progetto dell'architetto Dario Giacomelli. La facciata è ornata da tre rosoni e finestre bifore, mentre l'interno presenta un'aula a pianta rettangolare aperta da finestre ogivali e una tribuna posta sopra il vestibolo d'ingresso. La chiesa è da anni in stato di completo abbandono: nel Dopoguerra furono abbattuti i pinnacoli che davano slancio alla facciata e fu autorizzata la costruzione di un incombente palazzo moderno presso l'abside della stessa chiesa che compromise di fatto l'equilibrio del luogo. Malgrado il rifacimento del tetto, l'interno presenta continui e pericolosi distacchi di materiale. Il degrado della zona è accentuato dal crollo, avvenuto negli anni Novanta, del terrapieno del Fosso Reale, che non è stato completamente ripristinato ed è ancora lasciato in cemento armato facciavista. La chiesa è chiusa al pubblico.

Chiesa dei Greci Uniti

Fu costruita nei primi anni del Seicento su progetto di Alessandro Pieroni e intitolata alla Santissima Annunziata. E' stata la chiesa nazionale dei greci che prestavano il loro servizio sulle navi dell'Ordine di Santo Stefano. Semidistrutta durante l'ultima guerra mondiale, è sopravvissuta pressoché intatta la facciata settecentesca. L'interno, ricostruito, ospita una preziosa iconostasi.

Chiesa degli Armeni

Dedicata a S.Gregorio, fu costruita a partire dalla fine del Seicento. Danneggiata durante l'ultimo conflitto mondiale, i suoi resti furono colpevolmente abbattutti durante la ricostruzione del centro cittadino. Oggi resta solo la facciata, mentre alcuni resti delle decorazioni interne sono abbandonati nel giardino pubblico di Villa Fabbricotti.

Chiesa Pietro e Paolo

Progettata da Luigi De Cambray Digny per il nuovo quartiere adiacente la Porta del Casone (attuale Piazza Cavour), fu portata a termine nella prima metà dell'Ottocento. Danneggiata durante l'ultima guerra, presenta una facciata aperta da un portico sorretto da arcate a tutto sesto e una finestra di derivazione termale.

Chiesa di S.Giuseppe

Progettata dall'architetto Giuseppe Puini, fu eretta intorno al 1839. Presenta una pianta a croce latina, con calotta al transetto. La facciata, caratterizzata da una leggera nicchia decorata cassettoni, è un richiamo all'architettura del vicino Cisternone.

MUSEI E GALLERIE

Museo Civico G. Fattori

Recentemente spostato nella cornice di Villa Mimbelli, ospita un'importante raccolta di opere dei Macchiaioli e dei Postmacchiaioli, movimenti di cui Livorno e i paesi della sua costa furono insieme culla e centro d'attrazione.

Museo Ebraico Yeshivà Marini

Oltre ad una collezione di arredi e paramenti sacri del culto ebraico, in gran parte portati qui dalla vecchia Sinagoga che fu completamente distrutta ad opera dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, si possono qui trovare raccolte di libri dal XVII al XX secolo ed un Hekhàl del cinquecento che contiene i rotoli della Torah.

Museo Mascagnano

E' situato all' interno del parco di Villa Maria (ingresso Via Calzabigi). Vi si possono trovare cimeli e testimonianze relative al musicista livornese Pietro Mascagni.

Museo Provinciale di Storia Naturale del Mediterraneo

E' ospitato nella Villa Henderson. Un museo ritenuto all' avanguardia sia dal punto di vista del contenuto esposto, che delle strutture. Sempre nel parco della villa vi è un giardino botanico.

L'ACQUARIO

L'Acquario Comunale Diacinto Cestoni, situato nel Viale Italia, presso la Terrazza Mascagni, è intitolato al naturalista che tra il XVII ed il XVIII secolo abitò a Livorno. Fu prima costruito nel 1937 e di nuovo riedificato nel 1950 a causa dei danni subiti dai bombardamenti del 1943. Vi si trovano esemplari di ittioflora ed ittiofauna del Mar Mediterraneo. Oltre alle 18 vasche contenenti le specie caratteristiche della costa livornese, si trovano, al pianterreno, anche locali adibiti a sale conferenze. Al piano superiore si trova il Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed Ecologia Applicata, al quale fanno riferimento le università di Torino, Pisa, Firenze, Siena, Bologna e Modena.

Fonte: WIKIPEDIA

 

 

Bed & Breakfast
"Arcobaleno"


Bed and Breakfast Arcobaleno a Lucca
Situato nella splendida cittadina di Lucca, a soli cinque minuti dal suo centro storico, si trova il Bed and Breakfast Arcobaleno. Vengono offerte camere confortevoli al pianterreno di una villa degli anni '30, circondata da un giardino spazioso dove d'estate potrete godere momenti di relax.

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Bed & Breakfast
"Abaco Home"


Bed and Breakfast Abaco Home a Siracusa
Nel cuore dell'antica Siracusa, in un'incantevole via del centro storico, di fronte al tempio greco di Apollo si trova il Bed and Breakfast "ABACO HOME". Nella magica atmosfera della città vecchia, la mitica Ortigia, soggiogati dal fascino di secoli di storia e di arte e dal mitico mare siciliano, troverete una tipica casa siciliana dove il tempo si è fermato.

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Bed & Breakfast
"Etnahouse"


Bed and Breakfast Etnahouse a Nicolosi
Il Bed and Breakfast "ETNA HOUSE" si trova ai piedi del vulcano più grande d'Europa, l'Etna, a circa 200 metri da Nicolosi (CT), in una splendida villa completamente immersa nel verde. Le camere sono finemente arredate, per accogliere gli ospiti in un ambiente elegante e familiare. Sono inoltre fornite di sistemi di condizionamento/riscaldamento, letti con materassi ortopedici, tv a colori.

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Bed & Breakfast
"Il Girasole"


Bed & Breakfast Il Girasole a Noto, in provincia di Siracusa
Il Bed & Breakfast "IL GIRASOLE",  villa in stile mediterraneo con ampio giardino e parcheggio, è situato a Marina di Noto, a soli 6 Km da NOTO, Capitale europea del barocco e città capolinea del Patrimonio UNESCO del Val di Noto e vicinissimo alle città d'arte come Siracusa e alle riserve naturali della zona.

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Bed & Breakfast
"Siracusa Home Coming"


Bed & Breakfast Siracusa Home ComingGli appartamenti che vi proponiamo sono tutti nel centro storico di Siracusa, la splendida isola di Ortigia, a due passi da Piazza Duomo e da Piazza Archimede.

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