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Grosseto è una città della Toscana di 77.500 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia. È il capoluogo situato più a sud tra quelli della Toscana. IL TOPONIMO
Diversi autori nel corso dei tempi, hanno
variamente chiamato il capoluogo della provincia grossetana
designandola il più delle volte come Grossetum altre
Crassetum, mentre taluni la denominarono Rosetum. Inoltre, gli antichi Grossetani, per dimostrare la loro origine etrusca, assunsero ad emblema un grifone, mitico animale alato già in auge presso gli Etruschi; lo posero più tardi sopra uno scudo rosso per significare il partito ghibellino da essi costantemente seguito, e finalmente più tardi ancora (nel 1328) lo armarono di una spada per ricordare la eroica difesa della loro città compiuta nel settembre di quell'anno contro Lodovico il Bavaro. Questi l'aveva cinta d'assedio con un esercito, ma i grossetani l'avevano respinto e sbaragliato dopo ben 4 giorni di battaglia. CENNI STORICI"Città forte. Non grande, ben murata e difesa da sei bastioni e da una rocca, con due sole porte, una che guarda la terraferma, l'altra, dalla quale si esce verso il mare" Così il Repetti apre nel suo dizionario cartografico della Toscana l'illustrazione della città. Non pochi sono i cenni storici e le numerose vicende che hanno contraddistinto ed accompagnato la crescita di Grosseto da villaggio a città.
Le origini di Grosseto risalgono all'alto
Medio Evo. Gli sporadici ritrovamenti più antichi effettuati in
alcuni punti della città non sono sufficienti a provare un'origine
etrusca o romana.
Nel 1222 gli Aldobrandeschi concessero ai
cittadini la facoltà di nominare un podestà, tre consiglieri e i
consoli. Nel giubilo generale l'atto di obbedienza fatto ai senesi
venne ripudiato. L'invio di 3000 uomini da Siena e certe "buone
maniere" ristabilirono nel settembre del 1244 fedeltà e obbedienza.
Dopo la serena parentesi Umberto e
Aldobrandino Aldobrandeschi, morto il padre Guglielmo, cercarono di
riconquistare ai senesi i domini perduti; gli eserciti senesi però
nel 1259 costrinsero alla resa la città e nominarono podestà un loro
concittadino. Di nuovo libera dopo appena un anno, Grosseto combatté
a fianco di Firenze nella battaglia di Monteaperti; rioccupata,
devastata, scomunicata da Clemente IV, recuperata la libertà,
dichiarata la repubblica con a capo Maria Scozia Tolomei, assediata
da Ludovico il Bavaro e dall'antipapa Nicola V nel 1336, subì la
definitiva sottomissione a Siena.
La Pace di Cateau-Cambrésis e la caduta di
Siena sotto Firenze fece sì che i Medici trasformassero Grosseto in
fortezza. Fu iniziata la costruzione delle mura, venne creato
l'Ufficio dei Fossi, mentre prosciugamenti e reti stradali
cominciarono a prendere vita. I Medici però trascurarono Grosseto e
le sue terre e solo con l'avvento dei Lorena grazie a Pietro
Leopoldo, la provincia di Grosseto fu separata da Siena ed ebbe
podesteria e nuovi ordinamenti politici ed economici. IL CENTRO STORICOLE MURA MEDICEE Una cinta muraria era presente a Grosseto fin dal XII secolo, più volte distrutta e ricostruita. Nel 1574 Francesco I de' Medici fece iniziare i lavori delle "Mura esagonali", tuttora conservate, su progetto di Baldassarre Lenci, I lavori si protrassero per 19 anni e videro l'impiego di condannati prelevati dalle prigioni in seguito ad apposito decreto. Le mura seguono un perimetro esagonale, con gli angoli difesi da bastioni pentagonali a forma di freccia, con posti di guardia ("casini") alla punta, mentre la vecchia cittadella del "Cassero Senese" era protetta inoltre da un secondo bastione della medesima forma, rivolto verso l'interno. Si conservano tuttora gallerie di servizio, magazzini e ridotti. Ambienti e percorsi sono pavimentati con mattoni a spina di pesce. Sino al 1757 le mura furono circondate da un fossato esterno e da un argine di terra battuta. Vi erano due porte principali, una a nord, "Porta Nuova", e una a sud, un tempo "Porta Reale" ed ora "Porta Vecchia". A queste si aggiungevano diversi passaggi più piccoli (postierle), facilmente difendibili. Con Leopoldo II, furono demolite nel 1855 torricelle e "casini", ingentilendo l'aspetto della fortezza, che venne trasformata in passeggiata pubblica. Un bombardamento distrusse l'ultimo "casino" rimasto, detto "delle palle", all'interno del quale si conservavano alcuni affreschi. CATTEDRALE DI SAN LORENZOLa chiesa cattedrale, intitolata al patrono della città, san Lorenzo, sorse al posto della più antica chiesa di Santa Maria Assunta, divenuta provvisoria cattedrale nel 1138, al tempo del trasferimento a Grosseto della diocesi di Roselle, sotto il vescovo Rolando. La nuova costruzione, in stile gotico fu iniziata nel 1294 ad opera dell'architetto e scultore Sozzo Rustichini, di Siena, ma i lavori subirono numerose interruzioni, a causa delle difficoltà economiche causate dalle guerre contro Siena. La chiesa subì estesi rimaneggiamenti, in seguito alla rovina della parte absidale, già modificata nel XV secolo, e venne restaurata tra il 1538 e il 1540 ad opera del senese Anton Maria Lari. Nel XIX secolo la chiesa fu nuovamente a più riprese restaurata e rimaneggiata, per darle quello che era considerato un aspetto gotico unitario. PALAZZO ALDOBRANDESCHIPalazzo Aldobrandeschi, sede della Provincia di Grosseto, si trova sul lato orientale di Piazza Dante. Edificato in epoca medievale, il fabbricato venne quasi interamente ricostruito agli inizi del secolo scorso dall'architetto Lorenzo Porciatti. La struttura si presenta in stile neogotico con finestre a bifora e a trifora caratterizzate da archi a sesto acuto; la parte sommatale culmina con una merlatura. CASSERO DEL SALEIl Cassero del Sale si trova nell'omonima piazza, sul lato opposto rispetto a Porta Vecchia. Fu costruito nel Trecento come punto di produzione, distribuzione ed esportazione del sale proveniente dalle saline un tempo esistenti lungo la costa. CHIESA DI SAN FRANCESCOLa Chiesa di San Francesco, situata nell'omonima piazza, era originariamente dedicata a San Fortunato; nel corso del Duecento, venne ceduta assieme al chiostro attiguo dai Benedettini ai Francescani. Nelle epoche successive il complesso ha subito vari restaurati; il campanile che si innalza sulla parte posteriore destra della chiesa venne distrutto da un fulmine e ricostruito nella prima metà del secolo scorso dall’architetto Lorenzo Porciatti. La chiesa presenta una facciata semplice con il portale caratterizzato da una lunetta con affresco, a sua volta sovrastata e protetta da un tabernacolo ligneo, sopra il quale si trova un rosone. L'interno, a navata unica, custodisce varie opere d'arte tra le quali spiccano il celebre Crocifisso su tavola realizzato da Duccio di Boninsegna verso la fine del Duecento. Nella chiesa sono conservati vari affreschi e decorazioni. La cappella di destra, dedicata a Sant'Antonio, venne aggiunta nel corso del Seicento e decorata con pregevoli affreschi dai pittori Antonio e Francesco Nasini. Il chiostro del convento si sviluppa a lato del fianco sinistro della chiesa ed è caratterizzato da un portico sorretto da colonne ottagonali; il chiostro dà accesso alla sacrestia, alla chiesa e ai locali del convento. Al centro del chiostro sorge il cinquecentesco Pozzo della Bufala fiancheggiato da due colonne in travertino sulle quali poggia un pregevole coronamento: sotto di esso si trova la cisterna per la raccolta di acqua piovana. Sulla piazza di fronte al fianco destro della chiesa e al campanile si trova un altro pozzo che raccoglieva l'acqua piovana nella cisterna sottostante per distribuirla alle varie abitazioni. CONVENTO DELLE CLARISSEIl Convento delle Clarisse sorge all'imbocco di Strada del Vinzaglio presso Piazza San Francesco, nei pressi della suddetta chiesa; annessa al convento si trova la Chiesa dei Bigi. Sia il Convento delle Clarisse che la Chiesa dei Bigi sono attualmente sconsacrati. L'intero complesso si caratterizza per le origini medievali e per i restauri seicenteschi in stile barocco. La chiesa, ad aula unica, presenta la facciata in laterizio col portale sovrastato da un timpano triangolare sopra il quale si apre una finestra; molto caratteristico è il campanile a vela in stile barocco. Il complesso conventuale si trova sul lato destro della chiesa e si spinge al fabbricato limitrofo oltre l'arco del Chiasso delle Monache; attualmente la struttura è sede del Museolab della città di Grosseto e del polo universitario. CHIESA DI SAN PIETROLa Chiesa di San Pietro è il più antico edificio religioso di Grosseto. Venne edificata lungo il tratto della Via Aurelia che attraversava il centro cittadino ed era originariamente una chiesa plebana e stazionale lungo l'antica via consolare. L'edificio, a navata unica con abside semicircolare, presenta una semplice facciata decorata da alcuni bassorilievi; il portale è affiancato da due pregevoli colonne e sovrastato da una bifora, la cui colonnina centrale culmina con un capitello. Dietro la chiesa, si innalza il campanile che venne eretto nella prima metà del Seicento su una preesistente base in pietra. La torre campanaria presenta strutture murarie in laterizio; nella parte sommitale culmina con una cupoletta in mattoni. Il campanile si trova isolato dalla chiesa, incorporato da altri edifici sorti in epoche successive. MUSEIFanno parte della "Rete museale della Maremma":
FATTORIE E VILLEFattoria AcquistiLa Fattoria Acquisti si trova all’estremità settentrionale del comune di Grosseto, pochi chilometri a ovest del moderno abitato di Braccagni. La tenuta è così denominata perché molti dei suoi terreni divennero coltivabili a seguito delle grandi opere di bonifica idraulica iniziate nel Settecento; gran parte delle terre strappate all’antica palude si trovano oltre il Molino degli Acquisti. All’interno della tenuta della fattoria si trova la Cappella di Sant’Uberto, edificato nella prima metà del Novecento seguendo in parte il modello delle cappelle rurali dei secoli precedenti. Nell’aia della fattoria e lungo una vicina strada poderale sono venuti alla luce alcuni cippi che potrebbero appartenere ad antiche tombe. Villa granducale di AlbereseLa Villa Granducale di Alberese si trova all’estremità meridionale del comune di Grosseto, su una modesta altura dei Monti dell’Uccellina che domina l’omonimo abitato. Il complesso venne edificato nel corso del Quattrocento ed era originariamente la sede dell’Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme; nel tardo Cinquecento venne costruita accanto al palazzo la Cappella di Sant’Antonio Abate. Nelle epoche successive il complesso divenne dimora granducale e, nel corso del Settecento, subì profondi lavori di restauro che trasformarono l’antico palazzo in villa-fattoria, inglobando la chiesa nelle mura del complesso: l’aspetto attuale è dovuto a questa ristrutturazione operata dai Lorena. La Villa Granducale si presenta come un maestoso complesso dalle linee eleganti a tre piani, con due terrazze laterali di diversa grandezza, poste lateralemente al primo piano; la Chiesa di Sant’Antonio Abate risulta incorporata tra la villa granducale ed altri edifici che si dispongono ad L rispetto all’edificio religioso; sul retro della chiesa si innalza la torre campanaria che mantiene la medesima semplicità dell’edificio religioso La chiesa viene aperta al pubblico solo la mattina della domenica delle Palme per la benedizione degli ulivi che precede la processione diretta alla vicina chiesa parrocchiale in stile neoromanico di epoca novecentesca. ABBAZIE E MONASTERIAbbazia di San Pancrazio al FangoL'Abbazia di San Pancrazio al Fango si trova a cavallo tra i comuni di Grosseto e Castiglione della Pescaia, nel cuore della Riserva Naturale della Diaccia Botrona, non lontano dalla rinomata Tenuta della Badiola. La chiesa, che si presenta sotto forma di ruderi, venne edificata in epoca medievale su una lieve altura che sovrasta l'area palustre circostante, un tempo occupata dal Lago Prile, nei pressi di una costruzione di epoca romana. Abbazia di San RabanoL'Abbazia di San Rabano si trova all'estremità meridionale del comune di Grosseto, nel cuore del Parco naturale della Maremma, lungo il crinale dei Monti dell'Uccellina. Il complesso religioso sorse in epoca medievale come monastero benedettino, attorno al quale i monaci cercarono di rendere produttivi gli aspri terreni circostanti. Agli inizi del Trecento i Benedettini lasciarono l’abbazia all’Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme che poi abbandonarono definitivamente il complesso nel Cinquecento, a seguito della costruzione della nuova chiesa presso la Villa di Alberese. Attualmente il complesso si presenta sotto forma di imponenti ruderi, con il campanile romanico in buono stato di conservazione e l’abbazia privi della copertura sommitale. Nei pressi dell’abbazia sorge la Torre dell’Uccellina, fortificazione di origini trecentesche innalzata a guardia dell’attiguo complesso religioso. Cappella di Santa Maria a GranciaLa Cappella di Santa Maria a Grancia si trova nei pressi del fiume Ombrone, su una modesta altura a sud della città. La chiesa si trova nel luogo dove sorgeva un importante monastero benedettino medievale, in stretto contatto con la non lontana Abbazia di San Rabano; l'antico complesso venne trasformato nei secoli successivi in fattoria fortificata (grangia o grancia). Il luogo venne temporaneamente abbandonato nella seconda metà del Settecento ma, nel corso dell’Ottocento, la tenuta passò ai baroni Ricasoli che ristrutturarono la fattoria secondo lo stile rurale fiorentino e introdussero l'appoderamento. La Cappella di Santa Maria, ciò che rimane dell'antico complesso religioso, è una piccola chiesa di epoca settecentesca preceduta da un portico a tre archi; al suo interno sono visibili decorazioni trompe-l’oeil e due opere cinquecentesche. In passato, vi era custodita anche la celebre Assunzione di Maria, opera rinascimentale della fine del Quattrocento del pittore senese Benvenuto di Giovanni, attualmente conservata al Metropolitan Museum di New York. Nei locali della fattoria circostante ha sede l’Archivio della Riforma Fondiaria. TRADIZIONI POPOLARILa mercaAnche per un giusto amore verso il passato, oggi si ricercano usanze, leggende, tradizioni, quell'antica cultura, che, spesso assente dai libri ufficiali è però molto importante per riscoprire il carattere di una comunità. La "merca" ad esempio, era nel passato una vera e propria cerimonia. Durante il mese di maggio, censiti dai "bestiai", i vitelli dell'annata venivano immessi in un labirinto di mandrioli per dare poi inizio, di fronte alle autorità della città, alla merca, con la quale puledri e vitelli entravano ufficialmente nella mandria. Mentre un lungo ferro con in cima il marchio del padrone veniva arroventato, uno dei bestiai conduceva l'animale in un recinto circolare, al centro del quale stava un grosso tronco biforcuto. La bestia veniva catturata con un laccio e mentre due "bestiai" la rovesciavano a terra e la legavano, un altro, preso il ferro arroventato, la marcava a fuoco. Il maggioComunemente a tutte le zone della provincia, anche nel Grossetano l'arrivo di maggio è sempre stato accolto con il canto di questua che ritrova le sue radici in antichi riti di fertilità di tipica tradizione contadina. Verso la fine dell'800 il canto del "Maggio" si arricchì poi di contenuti politici e sociali. Un gruppo di "Maggiolatori" o "Maggiolaioli" composto di un piccolo coro e da alcuni suonatori di fisarmonica e di altri strumenti, se ne andava, un tempo, di podere in podere, così come ancor oggi si ripete, nella notte fra il 30 aprile ed il 1 maggio. Con un abbigliamento tutto particolare, all' insegna dei colori e dei fiori, chiesto il permesso al "capoccia" il gruppo dava via alla sua cantata in ottava rima, dopodiché i mazzolini di fiori dei maggiolatori offerti alle ragazze venivano contraccambiati con uova, formaggio, vino o altri generi. " I geli son passati torna la primavera, si sente cinguettar la capinera. Con anima sincera con fede e con speranza noi si rinnova questa vecchia usanza", questi alcuni dei versi di una "maggiolata" in uso nelle zone di Roselle. CredenzeLa credenza popolare è sempre stata d'aiuto alla medicina ufficiale, o quanto meno ha avuto una sua funzione psicologica per far sì che malato e familiari si sentissero più protetti. Quando la malaria e la terzana con le loro insistenti febbri non permettevano la guarigione del malato, questo doveva scendere un burrone assai distante dall'abitato, in un luogo dove uomini e animali non passassero. Doveva poi raccogliere un filo d'erba e legandolo ad uno sterpo, facendo il nodo, doveva così recitare ad alta voce: "Qui ti lego e ti ci lascio, ti piglierò quando ripasso". Così facendo la malattia veniva "seminata" in quel luogo in cui non si sarebbe più recato e se malaguratamente, qualcuno, uomo od animale, vi fosse passato, il male lo avrebbe colpito. Inoltre senza andare troppo indietro negli anni quando i bambini avevano la tosse canina, venivano portati lungo la sponda dell' Ombrone e fatti camminare controcorrente, in senso cioè inverso del fiume; sembra che dopo qualche "seduta" la guarigione fosse assicurata. L'esperienza poi dei "bestiai" e dei "butteri" ha fatto sì che sempre nel Grossetano, storte e slogature, riprendendo antiche forme curative, siano ancor oggi da molti curate con la chiara dell'uovo sbattuto. Una volta ottenuta una consistente schiuma, se ne cosparge la parte dolorante e si fascia ben stretta. Considerati i risultati di oggi, questa "chiarata" è in certi casi una vera e propria panacea. Fonte: WIKIPEDIA
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